L'episodio di Tersite

Qui di seguito viene riportata la bella traduzione di R.Calzecchi Onesti (  2011) dell'episodio di Tersite. E' il decimo anno di guerra: i Greci nonostante l'assedio in cui hanno stretto Troia, non riescono ad espugnare la citta'. Ci sono dei malumori in campo acheo e in particolare Achille rinfaccia ad Agamennone una condotta non degna di un capo. Nel corso di un' assemblea dei guerrieri uno si mostra piu' violento degli altri nel rimproverare i capi di agire solo nei propri interessi persistendo nell'impresa: Tersite.
   Iliade;II,211
 ...
 Gli altri dunque sedevano, furono tenuti a posto.
 Solo Tersite vociava ancora smodato,
 che molte parole sapeva in cuore, ma a caso,
 vane, non ordinate, per sparlare dei re:
 quello che a lui sembrava che per gli Argivi sarebbe
 buffo. Era l'uomo piu' brutto che venne sotto Ilio.
 Era camuso e zoppo di un piede, le spalle
 eran torte, curve e rientranti sul petto; il cranio
 aguzzo in cima, e rado di pelo fioriva.
 Era odiosissimo, soprattutto ad Achille e a Odisseo,
 che' d'essi sparlava sempre; ma allora contro il glorioso Agamennone
 diceva ingiurie, vociando stridulo; certo con lui gli Achei
 l'avevano terribilmente, l'odiavano, pero' dentro il cuore;
 ma quello gridando forte accusava Agamennone con parole:
 "Atride, di che ti lamenti? che brami ancora?
 piene di bronzo hai le tende, e molte donne
 sono nelle tue tende, scelte, che' a te noi Achei
 le diamo per primo, quando abbiam preso una rocca;
 e ancora hai sete d'oro, che ti porti qualcuno
 dei Teucri domatori di cavalli, riscatto pel figlio
 preso e legato da me o da un altro dei Danai?
 o vuoi giovane donna, per far con essa all'amore,
 e che tu solo possieda in disparte? ma non e' giusto
 che un capo immerga nei mali i figli degli Achei.
 Ah, poltroni, brutti vigliacchi, Achee non Achei,
 a casa, si', sulle navi torniamo, lasciamo costui
 qui, a Troia, a digerirsi i suoi onori, che veda
 se tutti noi lo aiutavamo o no.
 Egli che adesso anche Achille, un uomo migliore di lui,
 ha offeso; ha preso e si tiene il suo dono, gliel'ha strappato!
 Davvero ira non v'e' nel cuore d'Achille, e' longanime,
 se no, Atride, ora per l'ultima volta offendevi".
 ...

L'episodio prosegue con il rimbrotto di Ulisse che prima rimprovera Tersite per i suoi insulti verso i capi, poi lo minaccia irridendolo e infine lo colpisce con lo scettro regale.
Guardando gli avvenimenti con mentalita' moderna si potrebbe liquidare la faccenda con l'osservazione che Agamennone non pagava gli straordinari..! Ma considerando la natura della spedizione a Troia, sempre in bilico tra la guerra di popolo e l'impresa piratesca, forse era sottinteso a quell'epoca che gli "straordinari" i guerrieri se li sarebbero pagati da soli. Il povero Tersite, che nell'azione poetica fa eco alle parole dello stesso Achille, per le sue condizioni fisiche non era in grado evidentemente di procurarsi un bottino "consistente", di qui la sua volonta' di lasciare l'impresa e tornare a casa.
Considero l'episodio rilevante perche' interrompe l'atmosfera epica e fatale dell'Iliade con un soggetto (lo sfruttamento) sicuramente legato ad una realta' storica, anche se e' difficile attribuirvi una data. Mentre da un lato pero' le parole di Tersite appaiono molto moderne, dubito che in Omero vi sia stata una qualche visione "ideologica": non e' l'unica volta che il poeta si "china" sugli strati piu' bassi della societa' (per esempio nei versi toccanti dell' Iliade XII,433 e segg.), ma lo fa sempre in un contesto episodico e per dare risalto ad altre azioni molto piu' determinanti ai fini del racconto. Comunque mi sembra che il problema sociale ad un certo punto sia entrato nella tradizione omerica, meglio, si sia imposto: solo che non era quello il tema fondamentale! (il tradimento da parte di Elena di un uomo come Menelao, personaggio sempre "sopra le righe" e, nel complesso, abbastanza antipatico, contrasta con l'atmosfera dichiaratamente epica del poema e, insieme alla polemica sociale, farebbe di Omero anche il primo poeta di "sinistra" della storia: non mi pare che 2500 anni di critica omerica avrebbero ignorato questa interpretazione..). Perche' la sostanza del dramma resta pur sempre ad un livello di nobili ed eroi, sin da spingere dei commentatori (Latacz; Der erste Dichter des Abendlands, pag.86) ad attribuire all' ultimo Omero l'appartenenza all' establishment e ai poemi stessi una funzione addirittura "educativa", mostrando a quali sciagure portasse l'avidita' e l'egoismo dei potenti. Cosi' non voglio dare neanche ad Omero un etichetta di pacifista ante litteram: certo e' che il suo insistere in macabri particolari nelle scene di battaglia e specialmente la contrapposizione delle due citta', quella in pace e quella in guerra, nella descrizione dello scudo di Achille, potrebbero far pensare ad un particolare momento storico in cui le lotte intestine all' interno del mondo greco erano arrivate ad un livello oltre misura che spingeva anche i poeti a incitare con le loro opere i nobili ad un comportamento piu' mite. Vedo "questo" Omero della Grecia arcaica come un Curzio Malaparte dell' antichita', purtroppo non compreso! Non trovo il paragone tra i due autori cosi' irriverente: a modo suo anche Omero e' un reporter di una guerra, forse immaginaria ma certamente con dei modelli reali, in cui in modo incalzante, nei 51 giorni di azione, si concentrano odio, passioni amorose e atrocita' di 9 anni di assedio.
Forse l'unico vero, sincero sentimento che ha ispirato Omero nelle sue opere, come noi oggi le conosciamo, è l'amicizia e, ancor di più, lo "spirito di corpo": questi sentimenti sono una costante nei poemi e trapelano nel ricordo commosso dei compagni caduti e delle sofferenze patite insieme.

Per ora gli studiosi dubitano, per quanto mi consta, che le difficolta' degli stati micenei al momento della loro caduta intorno al XII sec. a.C., fossero da attribuirsi a disordini sociali, preferendo l'ipotesi dei terremoti e del "mordi e fuggi" dei pirati.

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  nota
A conferma della ambiguita', perlomeno, di Omero in questo episodio nei confronti dell' attegiamento di Tersite e' il nome stesso che ha una prima traduzione come "coraggioso", ma che puo' anche significare "sfacciato" [cf. greco  tharsos in L.Rocci/Vocabolario Greco-Italiano / Ed. Dante Alighieri]. La spiegazione di questi diversi "atteggiamenti" di Omero nei confronti di pace e guerra, fedeltà coniugale e sfrenatezza delle passioni, barbarie e gentilezza possono essere solo spiegati rinunciando alla unicità dei poemi omerici: si tratta di singoli episodi scritti in epoche diverse. Alla crudezza della vendetta di Ulisse nella sua casa si contrappone l'epiteto di Briseide "dalla bella guancia", alla truculenza delle scene campali si contrappone la malinconia dell'incontro di Achille con Priamo...Così gli episodi "barbari" potrebbero essere stati scritti in epoca remota, forse anche pre micenea, e quelli più gentili o più attuali, come appunto quello di Tersite, in un periodo post-miceneo, più raffinato e "tranquillo" ( cf. l'articolo Did Homer sing at Lefkandi?). Di ciò parlo anche in un'altra parte del Sito.